Il decreto "Sblocca Cantieri"

Le modifiche introdotte dalla riforma del Codice dei contratti pubblici

Non poche le modifiche alla disciplina dei pubblici appalti, dall’innalzamento della soglia consentita di subappalto al ritorno (temporaneo) all’appalto integrato, dalla caduta in desuetudine delle Linee Guida Anac al ritorno del criterio del “minor prezzo”.

Che l’attuale Codice dei contratti pubblici, nel tentativo di adeguare la farraginosa normativa italiana alla regolamentazione europea, rendesse di fatto di difficilissima lettura (ed attuazione) la disciplina, era evidente. E’ quindi senza dubbio apprezzabile il passo fatto nella direzione della sua riforma, ma c’è da domandarsi se non sia in realtà stato fatto un balzo indietro.

La riforma, che arriva sotto la veste del decreto “Sblocca cantieri” e segue le modifiche già introdotte dalla Legge di bilancio 2019, si pone l’obiettivo di snellire il sistema dei contratti pubblici e mira a realizzarlo mediante una semplificazione che tocca alcuni nodi fondamentali del codice del 2016: subappalto, divieto di appalto integrato, soglie di rilevanza comunitaria e sistema di attuazione.

Le modifiche vanno, nell’ordine:

  • ad innalzare il limite del ricorso al subappalto dal 30 al 50 per cento dell'importo complessivo del contratto;
  • a reintegrare la possibilità di ricorrere al sistema dell’appalto integrato fino al 2021, per tutti i progetti definitivi approvati entro il 31 dicembre 2020;
  • a ridisegnare le classi di importo per gli affidamenti prevedendo che, al di sotto dei 200.000 euro (prima 150.000 euro), gli operatori da valutare debbano essere solo tre, anziché dieci, ma in procedura negoziata anziché affidamento diretto, mentre per gli affidamenti superiori basterà la procedura aperta.

Quanto all’attuazione, finiscono nel dimenticatoio (con buona pace di Cantone), le Linee Guida ANAC, sostituite dal ben noto strumento del Regolamento attuativo.

Non ultimo, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa viene sostituito, laddove non fosse criterio esclusivo, da quello del “minor prezzo”.

L’intento, quindi, è senza dubbio lodevole, ma la pratica presenta non pochi aspetti problematici.

L’innalzamento della soglia del subappalto, che dovrebbe senza dubbio favorire le PMI, rischia in concreto di risolversi in un’agevolazione più per le grosse imprese che per gli artigiani, che ben potrebbero magari adempiere all’incarico con mezzi propri ma che, di fatto, potrebbero vedersi penalizzati di fronte a realtà più grandi che possono permettersi, esternalizzando, di sostenere costi più bassi e conseguentemente di proporre prezzi inferiori.

La riduzione degli operatori chiamati alla procedura, inoltre, sembra andare in direzione opposta rispetto al favor che da sempre si è tentato di accordare alla libera concorrenza, così come la scelta del criterio del prezzo più vantaggioso si teme finisca per rendere le aggiudicazioni una sorta di corsa al ribasso che vedrà, altresì, inevitabilmente penalizzata la qualità.

In ultima, l’essere ritornati ad un regolamento attuativo che, quale strumento, era stato fortemente osteggiato e sostituito, con una (pur sempre ambigua) soft law rischia di allungare i tempi di realizzazione della riforma e di attuazione delle previsioni in essa contenute, lasciando di fatto gli operatori economici in un limbo di incertezza all’interno del quale la normativa cambia troppo rapidamente per permettere alle PMI di organizzare la propria azienda e la propria attività.

In conclusione, lo Sblocca Cantieri ha buone intenzioni ma, si crede, ancora molta strada da fare; ciò non esclude che, infine, il disegno di riforma del codice dei contratti possa prevedere uno strumento orientato a permettere alle piccole medio imprese del territorio di accedere al mercato della pubblica contrattualistica al pari delle grandi realtà, auspicabilmente limitando anche il ricorso a “maxi gare”.

 

 

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